Il Ser su Skan Magazine

Posted in Uncategorized on luglio 16, 2013 by serstefano

Ringrazio i colleghi di Skan Magazine che, raccogliendo i migliori racconti del bando “Le tre lune”, hanno pubblicato un racconto a me molto caro. Si trattava di una sperimentazione. Un racconto fatto a immagini, la storia raccontata solo attraverso flash visivi. Insomma qualcosa di particolare che è stato apprezzato… e son soddisfazioni!

Potete trovare e scaricare gratuitamente tutte le riviste a questo indirizzo:

http://skanmagazine.sourceforge.net/

Lo Skan Magazine che mi riguarda è il n. 8.

Buone letture 🙂

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L’angolo del “Non ho capito un cazzo della vita”

Posted in Uncategorized on luglio 15, 2013 by serstefano

 

Care case produttrici di videogiochi… Ora, lungi da me spingere masse di nerdoni a scaricare copie illegali dei vostri prodotti, ma per favore… cercate di venire un po’ incontro alle esigenze di noi comuni mortali.

Istruzioni per giocare a Battlefield 3 versione piratata:
-Scarica il gioco
-Installa il gioco
-Applica la cura
-Gioca

Istruzioni per giocare a Battlefield 3 versione legale:
-Compra il gioco
-All’installazione ti viene chiesto di scaricare Origin (50mb)
-Installa Origin
Vuoi installare Origin? Sì
Vuoi installere Origin in c:…? Sì
Approvi i termini di condizione di 20 pagine? Sì
-Registrati a Origin, conferma la mail, completa il profilo
-Installa tutte le pre-installazioni (directx, framework, c++, etc.) anche se le hai già
-Installa Battlefield 3
Vuoi installare Battlefield 3? Sì
Vuoi installere Battlefield 3 in c:…? Sì
Approvi i termini di condizione di 4000 pagine? Sì
Vuoi installare Punk Buster? No
Per giocare a Battlefield 3 devi installare Punk buster. Vuoi installare Punk buster? Sì
-Al termine dell’installazione accedi al sito B3, collega il tuo account e cerca di capire da dove far partire B3
-Scarica Browser game starter o qualcosa di simile (10mb)
-Installa quello sopra e ripremi il tasto per far partire B3
-Aggiorna B3 = scarica 950MB!!!
-Attendi l’installazione
-Gioca
-Non parte
-Riavvia il pc
-Fa partire Origin o entra nuovamente nel sito.
-Accedi al tuo account e ripremi Gioca
-Gioca

Vi lamentate della pirateria, ma ormai è più facile cracckare un gioco che seguire tutte le fasi di registrazioni, accessi, patch, e chi più ne ha più ne metta.

Io non lo so… forse sono io che non capisco un cazzo.

L’angolo del “Non ho capito un cazzo della vita”

Posted in Uncategorized on luglio 15, 2013 by serstefano

L’altro giorno mi stavo facendo la doccia e dovevo lavarmi i capelli. Il che, chi divide il bagno con una persona del sesso opposto comprenderà benissimo, è stato un dramma. Io sono abituato a usare il mio (unico) bagno schiuma. E qui apriamo una parentesi ricordando con amarezza il buon caro vecchio denigrato sapone. Infatti con questa moda dei bagno schiuma, il 90% del prodotto ti va a finire sul pavimento o scivola via dalla pelle senza darti la possibile di un’adeguata pulizia. Ma chiudendo la parentesi che non c’entra una pippa, per lavarmi i capelli mi sono dovuto leggere le etichette di quattro prodotti diversi. Questo perché non avevo fretta, altrimenti ne avrei preso uno a caso e mia moglie mi avrebbe chiesto il motivo per cui i miei capelli odoravano di detergente intimo.

Il prodotto in questione (non faccio nomi) era specifico per capelli medi o lunghi. Pausa riflessiva: ma che cacchio di differenza c’è tra uno shampoo che deve lavare i capelli corti e quelli lunghi?

Un po’ mi sono risposto leggendo l’etichetta sul retro. C’era un capello (che non mi sembrava mica tanto lungo, anzi…) che veniva afferrato da una spirale spumeggiante vitaminica e lo rendeva forte come un arto di Siffredi.

Seconda riflessione: Ma allora se io ho i capelli lunghi, questo shampoo me li rinforza. Ma se li ho corti? Me li farà cadere? E soprattutto… lo shampoo per i capelli corti non fa un cazzo?

Preso dalla smania indagatrice ho controllato nel supermercato dove comperiamo i prodotti per la pulizia. Sì, esistono supermercati che vendono solo prodotti di questo genere. Non avrei mai immaginato.

Ho affiancato il siluro shampoo per i capelli lunghi e medi con quello per capelli normali (non esiste lo shampoo per quelli con i capelli corti, quindi se li avete corti, arrangiatevi!), e… avete già capito no?

Gli ingredienti sono gli stessi, e pure sono uguali gli inimmaginabili benefici che promettono. L’unica differenza è che uno è al gusto di mandorla, l’altro è alla vaniglia.

Allora, boh. Non ho capito un cazzo della vita.

PS. Poi ho guardato in giro. Ci sono shampoo per i capelli danneggiati (se avete avuto da poco un incidente), per i capelli biondi e quello per finti biondi (davvero eh! Non vi sto prendendo in giro). Shampoo per dare lucentezza e shampoo per dare vitalità (incontro spesso capelli pieni di vitalità. Sprizzano vitalità da tutte le punte). Shampoo per i capelli lisci, secchi, ricci, intricati, spenti, grassi, scuri… ma non ce n’era manco uno per capelli corti. Ma porca paletta!

Posted in Uncategorized on luglio 12, 2013 by serstefano

Il Bestiario del terzo millennio
Concorso per la realizzazione di un’antologia sulle bestie inventate.

“Il concorso diventerà una raccolta, in ordine alfabetico, di bestie inventate (incroci tra animali esistenti, oppure completamente nuovi), viventi sul pianeta Terra (quindi niente alieni). La bestia inventata deve essere inedita, quindi non potrete usare personaggi di fantasia già apparsi in giochi di ruolo, figurine, film, testi eccetera. Il concorso terminerà quando sarà stato selezionato un animale per ogni lettera dell’alfabeto.
I bestiari sono una delle più caratteristiche espressioni del sapere medievale intorno alla Natura. Non avevano alcuna pretesa scientifica ma rappresentavano un altro modo di guardare il creato.”

http://www.braviautori.com/forum/viewtopic.php?f=81&t=4416//

 

Potevo non partecipare?

Il mio animale è il “lumipo”, un incrocio tra una lumaca e un bradipo. Vi sembra abbastanza bestia? 🙂

Gara 37 – Trinomio fantastico

Posted in Uncategorized on aprile 12, 2013 by serstefano

Sto organizzando con Mastronxo la Gara 37!

Basta entrare qui:

http://www.braviautori.com/forum/viewtopic.php?f=80&t=4357

e scrivere che volete partecipare.

Noi vi invieremo due parole e un’immagine. Voi dovrete costruirci un racconto.

Ne siete in grado pivelli?

Gara 36 di braviautori

Posted in Uncategorized on aprile 5, 2013 by serstefano

Ho vinto un’altra Gara braviautoriana, un pari merito con l’assurdo Mastronxo, che a mio modesto giudizio, meritava la vittoria più di me.

Ecco il bando: raccontate di un fatto che abbia a che fare con la Scienza.
Inspiegabile, macabro, assurdo, fantastico (etc.), la scelta è solo vostra. Non deve per forza chiudersi con una spiegazione scientifica ma permettere il confronto con la razionalità che conosciamo.

Ed ecco il racconto:

Enne E

Mino guardò il cielo limpido e inspirò profondamente. Sembrava uno specchio d’acqua, uno di quei laghi d’alta quota che ammirava stupito da bambino.
Dietro di lui, Sergio sorrise – Ancora immerso in dubbi morali?
– Sì. – Rispose sommesso – Sempre.
– E ti porta conforto guardare il cielo?
Mino spaziò l’infinito azzurro che sovrastava la fabbrica. Da sopra il tetto si godeva una vista mozzafiato.
– Pochi anni fa era grigio, pesante, triste. – Disse – Guardalo adesso. Sembra così… puro.
Si sporse dal parapetto e ammirò la città sottostante. Blocchi di cemento, ferro e vetro, che tentavano di innalzarsi tra le nuvole – E senti i rumori?
Sergio ascoltò: un vociare lontano, qualche cinguettio.
– Nuova Energia ha ridotto drasticamente il traffico, se è quello vuoi dire.
Mino annuì – Niente più scarichi industriali, niente residui tossici, aria pulita, rumori quasi azzerati.
Sergio rise – Allora ti sei rasserenato adesso? Sei pronto a ricominciare il giro? – E si avviò per le scale che sprofondavano nell’edificio, senza aspettarlo.
Mino guardò nuovamente il cielo. Sospirò. Poi seguì il collega.

La grande fabbrica si inerpicava pesante su nove piani. A loro era stato  assegnato l’ultimo, il che favoriva le numerose uscite sul tetto di Mino.
Partirono dal lato sud, numero di lettino E6142. Mino distese le canalette endovenose e controllò gli elettrodi mentre Sergio controllava quelli del E6143, poi passò al successivo.
Un elettrodo si era staccato dal petto della donna. Lo inserì un po’ più in profondità. Penetrò facilmente nella molle carne del seno. Emise un sibilo.
Fissò il viso della donna. Doveva essere stata carina, prima di entrare nella Camera di Produzione Energia. Era quasi senza capelli, rimanevano soltanto poche ciocche grigie tra la moltitudine di spilloni conficcati. Gli occhi affossati, la pelle tirata attorno agli zigomi, in procinto di sfibrarsi, sfaldarsi. Doveva essere lì da molto visto il degradamento generale del corpo. Giovane per la vita, vecchia per quel posto.
L’espressione del viso era corrucciata. No, a Mino sembrava sofferente.
– Non guardarli mai! – Lo redarguì Sergio dal lettino più avanti – Ti fai solo del male.
Mino continuò a fissare gli occhi della donna, persi nel vuoto – Dicono che non sentono niente. Secondo me è una balla mostruosa.
Sergio alzò le spalle e passò a un altro lettino – Se è qui, ci sarà un perché. Era un criminale, e questa è la sua condanna, fine.
Mino pensò che nessun crimine potesse comportare una punizione tale, ma tenne la considerazione per se. Espresse un altro dubbio che gli ronzava nella testa da un po’ – Hai notato che non ci sono più barboni in giro? Nessuno che chiede la carità o mendica o fa i lavori più umili in cambio di qualche spicciolo?
Sergio alzò nuovamente le spalle – Li ignoravo anche prima, figurati se ci faccio caso adesso. E poi, guarda che da quando la Nuova Energia è arrivata, il tenore di vita è migliorato per tutti.
Questo era vero, pensò Mino, ma in conseguenza del benessere erano diminuiti anche l’80% dei crimini. Eppure centinaia di fabbriche come questa erano piene. Possibile che i detenuti fossero ancora così tanti?
– E quando i detenuti finiranno? – chiese.
– Si inventeranno qualcos’altro. Lo fanno sempre.
Mino ebbe il timore che lo avessero già fatto.
Il ragazzo sul lettino seguente doveva essersi mosso. Aveva diversi elettrodi che facevano poco contatto.
Lì fissò bene tra le carni. Per sicurezza affondò meglio gli altri su tutto il corpo. Una gamba ebbe uno spasmo involontario, poi tutto il corpo fu scosso da sussulti.
Ogni tanto capitava, aveva sentito Mino, ma a lui non era mai successo.
Si mosse in ritardo verso la consolle di controllo più vicina. Il ragazzo iniziò a urlare, un grido senza fine, roco, alto, spaventoso, metallico. Il suono della più alta corda di violino, violentata da una lametta da barba.
Mino girò al massimo la manopola del Propofol. Inutile.
Il ragazzo faceva balzi inconsulti di quasi un metro sul lettino, non riuscendo a coordinare il proprio corpo. Urlava ancora il suo stridulo verso verso il soffitto.
Le vene sul collo erano sul punto di scoppiare. Sembrava in procinto di esplodergli tutta la testa.
– Bastaaa – gridò riuscendo a modulare finalmente qualcosa di sensato, poi sembrò rilassarsi. Cadde steso di traverso e ricominciò a sprofondare nel normale stato comatoso.
Gli occhi del ragazzo incontrarono per un istante quelli di Mino, prima di perdersi nel vuoto. La bocca modulò una parola, ma non riuscì a produrre nessun suono.
Mino era sicuro che avesse detto “uccidimi”.

I tre principi base di Enne E (Estratto del trattato di commercializzazione di Nuova Energia).
1) Energia chimica. Possiamo riconvertire in energia qualsiasi sostanza presente all’interno dell’individuo e non essenziale al mantenimento vitale. In primis urina, succhi gastrici e ghiandole sudoripari.
2) Energia termica. Sovralimentando un corpo umano possiamo trasformare il calore in eccesso.
3) Energia elettrica. Un corpo a riposo produce più di 100W. Utilizzando gli impulsi celebrali e sovralimentando, è possibile centuplicare tale produzione.

Posted in Uncategorized on aprile 5, 2013 by serstefano

Le Tre Lune 5 – Nascosti fra le stelle

Quinta selezione consecutiva per LTL.

Questa volta è stata sofferta. Primo perché i partecipanti erano 25. Secondo perché il racconto, obiettivamente parlando, era una ciofecca di proporzioni bibliche. Leggere per credere!

Per scaricare GRATISSSSS tutto il fantascientifico ebukko:

http://www.assonuoviautori.org/forumnasf/download/file.php?id=872

 

Il mio modestissimo contributo:

 

 

Seconda stella a destra
…Dritto fino al mattino – terminò la voce sensuale del navigatore di bordo.
S.a.m.a.n.t.a, Sintetizzatore Artificiale Molto Amorevole Nonché Tanto Arrapante, lo arrapò un sacco. Per forza, era il suo scopo. Cercò di non pensarci. Erano quasi quattrocento anni che viaggiava in solitario e ormai lo arrapava anche pensare alla muffa. Per fortuna nei sonni rigenerativi non sognava, altrimenti sarebbe morto in maniera molto… dura.

Il compito di Samanta era di arraparlo, ma non di soddisfarlo. E in un arco di tempo molto lungo, questo gioco era divenuto alquanto struggente.
– Dai che ormai ci siamo. Velocità massima – disse sprofondando nella poltrona. La plancia era poco più grande di una Smart, quindi esageratamente piccola. Oltre alla plancia, c’era il dormitorio, dove aveva luogo la rigenerazione. A confronto di quello, una Smart, era enorme. I due locali erano
collegati tra loro da un corridoio lungo trecento metri. Per secoli aveva maledetto gli ingegneri che avevano progettato quell’astronave. Nei lunghi anni, per ingannare l’attesa, aveva imparato diverse lingue, soprattutto gli insulti, per poter maledire quegli stessi ingegneri in ogni lingua possibile.
Ma ormai era quasi arrivato. La fine dell’universo era a poche stelle di distanza. Sarebbe stato il primo essere umano a giungervi. La storia gli avrebbe dedicato pagine e pagine, il Cristoforo Colombo del quarto millennio. Già s’inebriava della gloria che lo aspettava, il rientro da eroe, le donne che cadevano ai suoi piedi…

Samanta lo riportò alla realtà – Sì mio padrone, farò tutto quello che vuoi, e nuda! – esclamò con voce accaldata. L’astronauta si piegò in due per cercare di distendere i muscoli addominali.
– Spegni la voce – sussurrò in preda agli spasmi.
Un click confermò la modalità silenziosa di Samanta e, poco alla volta, il dolore al basso ventre passò.
Il visore gli trasmise le immagini dell’enorme nebulosa verde che delimitava l’universo conosciuto e studiato. Oltre di essa, l’ignoto.
Vi si diresse spedito.
La nave impattò il morbido pulviscolo con un PLOF, simile a quando… (n.d.a. similitudine censurata dall’a dell’n.d.a).
Traballò tutta e lui, dentro, ebbe l’impressione di essere l’oliva nello shaker, pronta per il Martini Dry. Quando la nebulosa si ritrasse dai finestrini, capì che i quattrocento anni passati dentro la nave non erano stati sufficienti a prepararlo per quello che avrebbe trovato.
Un cartello, come quello dei lavori in corso, in cui c’era scritto: FINE DELL’UNIVERSO!
La segnaletica era piccola, ma per quanto si guardasse intorno, ce l’aveva sempre davanti agli occhi. Davvero uno strano fenomeno.
Cercò di girarsi velocemente per anticiparla e riuscire a scorgere qualcosa di ciò che gli veniva precluso, ma niente. Il cartello era sempre lì a riempirgli fastidiosamente la visuale. Notò che sotto c’erano delle scritte, piccolissime. Si avvicinò cauto con la nave fino a quasi a tamponarlo. Erano numeri, una serie di numeri, un numero di telefono. Sbiancò, tremò, poi urlò – NOOO!
Era un numero Vodafone, e lui aveva TIM. Avrebbe pagato a tariffa piena.
Prese coraggio e chiamò. Fu messo in attesa sulle note di Miserere di Zucchero.
Era a un passo dal suicidio quando una voce metallica, per niente sensuale come quella di Samanta, gli recitò varie opzioni:
– Per tornare indietro premere uno. Per far avanzare l’universo premere Due. Per vedere le previsioni meteo premere tre…
Samanta si avviò da sola e con voce ansimante disse – Se la tua dolce schiava può permettersi un consiglio, vorrei proporti di tornare indietro e di divertirti un paio di anni con me. Ho appena scaricato un nuovo programma di gargarismi sensuali.
Non aveva la minima idea di cosa fosse un gargarismo sensuale, ma quando immagini perverse cominciarono ad affollare la sua mente, ritornò a contorcersi dal dolore all’addome.
– Non ora inutile arrapatore meccanico – ma ormai era tardi. Due sensori, davanti a lui, erano tondi e ciascuno aveva una lucetta rossa al centro. Poco più sotto, c’era una fessura per l’inserimento delle schede-dati. L’astronauta sudava freddo ed era scosso da tremiti.
Chiuse gli occhi e respirò forte col naso. Doveva concentrarsi sulla missione. Non poteva farsi depistare da un computer voglioso proprio nel momento più importante della sua vita. Spense manualmente Samanta e pigiò sul cellulare il tasto due: far avanzare l’universo.
Una voce impetuosa scosse tutta la nave. Sembrava provenire da ogni dove e quando – ATTIVAZIONE DISGREGATORE PER LA COMMUTAZIONE DELLA MATERIA IN SPAZIO INTERSTELLARE. 10 SECONDI.
L’astronauta deglutì. Che cazzata era questa?
– 8 SECONDI.
Una scritta comparve sul visore. Era Samanta.
– Bravo idiota. Ora siamo tutti e due belli che inchiappettati.
– 5 SECONDI.
L’astronauta deglutì di nuovo. Forse aveva fatto una cazzata.
– 3 SECONDI.
Sul monitor apparì una mano chiusa a pugno, ma con l’indice alzato.
– 1 SECONDO.
L’astronauta ebbe la certezza di avere fatto una cazzata.
La nave si dissolse in un pulviscolo sottilissimo e si sparse tutto intorno. Il cartello della fine dell’universo si spostò un metro abbondante oltre la linea precedente.
Aoo Oa Oio, si distese nella cabina-siluro. Un trillo modulato viaggiò nell’aria tersa di metano – Aiiioiiooaiooiaiaoioooaoi.
Aoo Oa Oio spense stizzito con la coda il sensore vocalizzatore della nave-siluro, poi si diresse spedito verso la nebulosa verdastra poco distante. Non c’erano più dubbi ormai: sarebbe stato il primo Oiau a scoprire se l’universo avesse fine…